Anna ripensa a sé

Anna Maria, 66 anni. “Anna, chiamatemi così, lo preferisco!”.

Bella signora, curata, ben vestita e in ordine. Chiama per un consulto dermatologico e si presenta così al nostro Customer: “Ho letto della vostra Clinica sulla pagina Facebook …”. Poi sembra quasi volersi giustificare e con un pizzico di ironia spiega: “Sono in pensione e da poco nonna ma… mi piace tenermi aggiornata e uso molto i social!”. Sorride, rivelandosi al primo impatto una persona solare, serena, aperta. Svela il desiderio di migliorare l’aspetto del viso, già bello e luminoso (ingannevole rispetto all’età anagrafica) attenuando qualche fisiologica rughetta “di troppo”, come la definisce lei.

…Il proprio star bene è fondamentale, è qualcosa di prioritario e per nulla egocentrico

Fissa una prima visita, programmando subito dopo sedute di filler all’acido ialuronico per ridare tono alla pelle e di botulino per attenuare piccoli segni nella zona contorno occhi. Un appuntamento dopo l’altro, la conosciamo sempre meglio. È una persona piacevole, positiva, sempre pronta alla battuta. Eppure emerge pian piano, dietro la “corazza” di serenità, una lieve insoddisfazione, l’ombra di una fragilità ben nascosta. Piccoli segnali che diventano sempre più percettibili. Fino all’appuntamento fissato con me, “per consigli odontoiatrici”. Il suo sorriso in realtà è quasi perfetto. Ma Anna Maria non è soddisfatta. “Lo vorrei più luminoso… che dice dottore, mi consiglia lo sbiancamento? Non sono troppo vecchia, vero?” e accenna un’altra delle sue simpatiche risate.

La rassicuro, non è certo troppo tardi. Lei è sollevata ma subito dopo pare “rabbuiarsi” un po’, la sua loquacità sembra frenarsi, appare più seria e riflessiva. Confida un velo di frustrazione inespressa, repressa, celata dietro il suo altruismo, la sua innata propensione per l’aiuto, il sostegno a tutti, dalla famiglia agli amici, la sua predisposizione a mettersi in secondo piano “pur di far sorridere gli altri”.

“Sa, mi piace renderli felici, mi fa sentir bene. Da mio marito ai miei figli, ormai adulti, al nipotino di pochi mesi, ai colleghi, alle mie amiche… mi piace occuparmi degli altri, sentirmi utile, ho sempre avuto un aiuto e una parola per tutti…”. Ma… “Ma sa dottore, ora che sono in pensione, mentre mio marito lavora ancora e i figli hanno le loro vite, non mi sento più così indispensabile… ho più tempo per me stessa, forse anche troppo, e questa cosa quasi mi spiazza: mi rendo conto che non ero abituata ad occuparmi del mio benessere”.

È lucida e chiara, la sua auto-analisi. Non richiede interpretazioni. Le risposte, Anna Maria se le è date praticamente da sola e da me, in fondo, attende soltanto una conferma. E a me basta rassicurarla in questo senso. Il proprio star bene è fondamentale, è qualcosa di prioritario e per nulla egocentrico.

La sua presa di consapevolezza in questo senso è preziosa, importante. Le mie parole sembrano rasserenarla, come se ora si sentisse “autorizzata” a desiderare di star meglio. Come se potesse concedersi piccoli grandi cambiamenti, perché sì, anche lei merita di volersi bene e di sentirsi “al primo posto”. Dalla pelle al sorriso, Anna Maria si affida anche alla nostra nutrizionista per qualche dritta su come evitare alcuni sgarri che incidono sulla sua linea (“non riesco a resistere a certi dolci”) pur senza rinunciare a qualche piccola trasgressione, mentre con me stabilisce un piano di attività soft ma regolare (una passeggiata quotidiana e un paio di nuotate alla settimana). Ci rivediamo tra tre mesi, e sono convinto che la ritroverò più in forma. Nello spirito prima di tutto. Più appagata e fiera di sé. Il suo saluto è già una promessa: “A proposito, mi sono iscritta a un corso di Yoga. Le racconterò dottore… a presto e grazie!”.

Di nulla, Anna. Hai fatto tutto da sola. Noi ti abbiamo soltanto accompagnato, il tuo star bene l’hai scovato tu.