“Free from” uguale miglior qualità? Non sempre!

 

Attenzione alle generalizzazioni estreme: i cibi “senza” (lattosio, glutine, zuccheri, grassi, sale, uova), particolarmente “gettonati” negli ultimi anni, non sono necessariamente più sani degli altri.

A volte il “senza” viene rimpiazzato da ingredienti che hanno la stessa funzione e, magari, effetti negativi: è il caso del glutine spesso sostituito da fibre, gomme vegetali, farine o altri addensanti, che apportano più calorie, grassi e meno proteine! Bandire il glutine (in assenza di indicazione medica) potrebbe inoltre danneggiare il microbiota intestinale. Un altro esempio? Quello degli zuccheri, sostituiti da edulcoranti (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo), associati a un maggior rischio di diabete 2 e disfunzioni metaboliche.

Ricordiamo poi che quasi tutti i cibi “free” richiedono processi produttivi elaborati, con ripercussioni sul benessere: la complessa lavorazione può ridurre il contenuto di microelementi di un cibo, il senso di sazietà che ne ricaviamo e anche l’assimilazione di molte sostanze. Oltre che per specifiche prescrizioni mediche, il “free from” è una scelta sana soltanto quando si riferisce a coloranti, additivi, conservanti, esaltatori di sapidità: di questi sì, è bene farne a meno!

Alcuni consigli utili:

  • salvo indicazioni mediche per allergie, intolleranze o altri motivi di salute, scegliere il “free from” può rivelarsi inutile e a volte dannoso!
  • in generale, è importante non restringere troppo le scelte alimentari, per evitare carenze
  • non bollare alcuni ingredienti come “cattivi”: il benessere deriva da uno stile di vita basato su dieta equilibrata e giusto livello di attività fisica
  • leggere bene le info nutrizionali: anche in Italia potrebbe arrivare l’etichetta-semaforo (con lettere e colori diversi, già usata in alcuni Paesi europei)

…E per approfondire:

Cibi “free from”. È ora di fare il punto sui cibi senza