Quella al lattosio è una delle intolleranze alimentari più diffuse: secondo gli ultimi dati interessa addirittura 3 adulti su 4, coinvolgendo fino al 74% della popolazione mondiale (con variazioni a livello regionale e tra diverse etnie); più a rischio i soggetti con patologie come celiachia, Crohn, sindrome dell’intestino irritabile.

Il malassorbimento del lattosio, che causa disturbi addominali dopo l’assunzione di cibi contenenti questa sostanza, è solitamente dovuto a una carenza dell’enzima lattasi acquisita (più raramente da un deficit congenito).

Come si tratta questa intolleranza?

Essenzialmente, limitando il consumo di cibi contenenti lattosio, da sostituire con alimenti ricchi di calcio (tra cui broccoli, gamberi, succo d’arancia, latte di soia, riso o mandorle). In questo modo è possibile attenuare i sintomi e, al tempo stesso, assicurarsi un adeguato apporto di calcio. Si può poi puntare su latticini a basso contenuto di lattosio come yogurt o cottage cheese, oltre che su formaggi, latte e gelati “ad alta digeribilità”.

Se fare attenzione è importante, non è necessario “bandire” il lattosio: studi recenti hanno dimostrato che anche chi è intollerante può concedersi quotidianamente una tazza di latte non scremato (circa 250 ml), senza accusare un peggioramento dei sintomi.

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