Movimento uguale star bene… per corpo e mente!

I ricercatori l’hanno giustamente chiamato “paradosso dell’esercizio”. Che cosa significa, è presto detto.
Messaggi e informazioni su quanto sia importante fare movimento per prevenire problemi cardiovascolari, diabete, declino cognitivo e per assicurarsi una buona longevità sono costanti, forti e chiari. Eppure, le persone che praticano attività fisica con regolarità sono ancora troppo poche: e il trend non è affatto promettente! Anzi l’indice di sedentarietà, a livello mondiale, sembra in continuo aumento: lo attestano recenti studi dell’OMS che rilevano come oltre un quarto degli adulti non raggiunga i livelli di attività fisica raccomandati per restare in buona salute.
Questo triste “controsenso” non è purtroppo soltanto una teoria.

A confermarne la validità sono gli esperimenti condotti dalle Università di Ginevra e British Columbia, che hanno analizzato i segnali elettrici del cervello collegati alla visione di immagini di attività e inattività: è emerso che il cervello umano è “programmato per la pigrizia”! Proprio così: questa atavica tendenza alla sedentarietà è più forte della consapevolezza di quanto sia salutare e importante “mettersi in moto”.

Vale la pena di tentare, perché no, di ribaltare questo paradosso ribadendo ancora una volta un concetto: il movimento fa benissimo a corpo… e mente! Pensate che basta poco esercizio quotidiano, anche soft come jogging, passeggiate, tai-chi, per stimolare il cervello e potenziare la memoria: anche 10 minuti al giorno danno risultati concreti. Le ultime conferme arrivano da uno studio delle Università californiana di Irvine e di quella giapponese di Tsukuba. La ricerca ha preso in esame 20 giovani volontari che si sono cimentati in 10 minuti di allenamento, al termine del quale sono stati sottoposti a test per misurare le capacità mnemoniche: i risultati hanno mostrato un notevole miglioramento della memoria. In un secondo step è stato chiesto a un altro gruppo di ripetere i 10 minuti di esercizio effettuati dal primo, utilizzando la risonanza magnetica funzionale per analizzare il cervello prima e dopo la sessione. E rilevando un dato ancor più significativo: un netto miglioramento della connettività tra la regione dell’ippocampo destinata alla formazione dei ricordi e varie aree della corteccia che hanno il compito di recuperare le memorie passate e tenere distinti ricordi simili. Cambiamenti che sono risultati proporzionali al potenziamento della memoria emerso dal primo esperimento.

…basta poco esercizio quotidiano, anche soft come jogging, passeggiate, tai-chi, per stimolare il cervello e potenziare la memoria
Come ha spiegato Yassa, Professore di Irvine, l’ippocampo è una delle prime aree del cervello che si deteriorano con l’invecchiamento, ancor di più in caso di Alzheimer: per questo migliorarne la funzionalità potrebbe essere una via promettente per potenziare la memoria di tutti noi, giorno dopo giorno.

Il prossimo obiettivo sarà quello di verificare i benefici di una routine di esercizio quotidiana su struttura e funzionalità del cervello degli anziani, così da poter trasformare i risultati dei test in indicazioni pratiche che aiutino a tenere lontano il declino cognitivo.
E allora viene quasi da chiedersi: che il vero paradosso… sia quello di non farlo, l’esercizio?

 

Ezio Costa