Preziosi germogli: conosciamo meglio questi scrigni di sostanze benefiche

Usati in Cina dal 3000 AC, i germogli si sono diffusi in Occidente intorno agli anni ’60 grazie ad Ann Wigmore, pioniera nell’uso di cibi “vivi”. I più comuni derivano dai semi di legumi (lenticchie, ceci, fagioli di soia), cereali (grano, riso, orzo), pseudocereali (quinoa, grano saraceno, amaranto), semi oleosi (girasole, sesamo, canapa), crucifere (broccoli, cavolo).

Sono un concentrato di enzimi, vitamine, minerali, amminoacidi e fitosostanze. Durante l’ammollo avvengono reazioni biochimiche che rendono proteine, grassi, amido e fibra più facili da assorbire, aumentano gli amminoacidi, gli zuccheri, le vitamine e gli enzimi.

In germogliazione crescono albumine, globuline, lisina, vitamine B e C, tocoferoli, beta-carotenoidi e fitosostanze antitumorali (il germoglio contiene fino a 30 volte più vitamine e fitosostanze della pianta!). In questa fase si riducono alcuni antinutrienti tra cui l’acido fitico, ma la presenza di queste sostanze fa sì che vadano consumati come condimento o comunque in piccole dosi.

Le idee per integrare la nostra dieta con i germogli sono tante: si possono mangiare da soli o in insalata con un po’ d’olio, con verdura o frutta, in aggiunta a frullati o yogurt, a minestre o zuppe, anche come condimento di pasta e riso!

E lo sapevate? Si possono coltivare a casa, con gli appositi germogliatori oppure semplici scolapasta o barattoli di vetro. Ecco come:

– lavare e mettere in ammollo i semi (da mezz’ora a 12 ore secondo il tipo)
– sciacquare, porre nel contenitore, tappare con una retina
– capovolgere e mettere a scolare in un punto non illuminato
– sciacquare 2-3 volte al giorno
– dopo 3-5 giorni, cresciuti fino a 3-8 cm, sono pronti!
– si conservano in frigo per qualche giorno