Star bene è (re)stare attivi!

Arriva da due sofisticati studi dell’Università dell’Illinois, la conferma definitiva di quanto si teorizzava da tempo riguardo la possibilità di modificare la composizione del microbiota attraverso un esercizio fisico regolare. Due ricerche complesse, una sugli animali e una sull’uomo, attestano scientificamente come l’allenamento costante, base fondamentale della prevenzione e del benessere di oggi e di domani, sia in grado di alterare positivamente la composizione del nostro ambiente intestinale. Interessante il fatto che le modifiche si verifichino sia a livello di composizione dei batteri che del loro profilo metabolico: è stato infatti rilevato lo sviluppo di ceppi “benefici”, con effetto anti-infiammatorio e protettivo per le cellule gastro-intestinali. Dallo studio effettuato sull’uomo è emerso poi un altro dato significativo: le ricadute benefiche dell’esercizio fisico praticato con regolarità si osservano in maniera più evidente in soggetti magri rispetto ad individui in sovrappeso, mentre risulta ininfluente il tipo di alimentazione seguita.

…l’allenamento costante, base fondamentale della prevenzione e del benessere di oggi e di domani, è in grado di alterare positivamente la composizione del nostro ambiente intestinale
Se queste interessanti ricerche aprono nuovi percorsi di studi e approfondimenti, altre hanno confermato già da tempo come una composizione equilibrata del microbiota influisca in modo decisamente positivo sul nostro benessere generale. Mentre al tempo stesso è ormai comprovato che uno stato di squilibrio a livello intestinale può portare ad intolleranze e allergie, patologie quali obesità, diabete di tipo 2 o celiachia, ma anche sindrome del colon irritabile, stati infiammatori fino a tumori dell’intestino. L’alterazione negativa del microbiota può ripercuotersi anche sul sistema nervoso, perché è ormai assodato come intestino e cervello siano profondamente connessi: ecco quindi che la cosiddetta disbiosi può essere associata addirittura a disturbi psicologici e mentali quali depressione, ansia e anomalie dello sviluppo neurologico.

E allora, ancora una volta mi trovo a riflettere e ribadire, prima di tutto a me stesso, quanto sia importante “restare in movimento”. Restare attivi, senza strafare: basta un’attività fisica moderata, ma costante; quel che più ci piace, anche poco, ma con regolarità. Accanto (mai dimenticarlo!) alla cura per il proprio stile nutrizionale, privilegiando alimenti in grado di incrementare le specie batteriche benefiche come prebiotici, probiotici e cibi fermentati, sostanze “amiche” del nostro intestino: quindi puntiamo ad esempio sullo yogurt e sulle fibre vegetali di frutta e verdura, sempre nell’ambito di una dieta equilibrata in tutti i suoi componenti.

 

…Restare attivi, senza strafare: basta un’attività fisica moderata, ma costante; quel che più ci piace, anche poco, ma con regolarità
Rimanendo in tema di ricerca recente, cito per concludere un vasto studio cino-canadese che ha “indagato” le caratteristiche del microbiota in una fascia di oltre mille persone dai 3 ai 100 anni: individui accomunati da una salute di ferro e da una storia familiare priva di patologie particolari. Gli esiti? Il microbiota dei più anziani è risultato sorprendentemente simile a quello dei trentenni. Che sia “soltanto” un’ulteriore conferma della correlazione tra un determinato tipo di microbiota e una salute invidiabile, nonché longevità… o una traccia che potrebbe condurre alla scoperta dell’agognato “elisir di lunga vita”?

Nel dubbio, restiamo in movimento!

 

Ezio Costa