Un test mirato e una dieta equilibrata per dire no all’infiammazione

Mai sentito parlare di infiammazione da cibo?

Studi scientifici hanno rilevato che alcuni cibi possono innescare, a livello individuale, un innalzamento nell’organismo di alcune sostanze dette citochine, proteine prodotte da cellule immunitarie che hanno un ruolo di controllo in alcuni fondamentali processi biologici: quando i loro livelli si alzano eccessivamente, le citochine possono indurre e mantenere specifici sintomi o patologie.

Quali sono i segnali dell’infiammazione?

Dermatite, acne, colite, artrite, emicrania, tosse, rinite ricorrenti, ma anche altri disturbi o una sensazione di malessere non ben definito possono essere riconducibili a uno stato infiammatorio dell’organismo, dovuto a un consumo eccessivo o ripetitivo di determinate categorie di alimenti.

Qualche esempio?

Frumento e glutine, latte e latticini, cibi fermentati, cibi contenenti nichel: ecco i principali gruppi di alimenti che possono determinare, in alcuni individui e se consumati in eccesso, reazioni infiammatorie sistemiche.

Cosa fare?

Prima di tutto rivolgersi a un medico nutrizionista, evitando test non ben identificati o rimedi “fai da te” come l’eliminazione di una categoria di cibi dalla propria alimentazione.

Il test più affidabile, innovativo e all’avanguardia, è il Food Inflammation Test: questo esame valuta il livello di infiammazione dell’organismo e lo stile nutrizionale personale, dosando BAFF, PAF (due citochine) e Immunoglobuline G (un tipo di anticorpi), sostanze i cui livelli possono essere innalzati dall’assunzione di cibi di uno specifico gruppo.

Come si effettua?

Il test, semplice e indolore, si basa sul prelievo di sangue capillare da un polpastrello, che viene poi analizzato presso un laboratorio specializzato e quindi esaminato e refertato da un team di medici specialisti nel campo della relazione tra cibo e infiammazione.

Cosa succede poi?

Nel referto medico finale viene suggerita una dieta “di rotazione” che, senza eliminare i cibi che risultano poco tollerati, prevede una loro assunzione programmata nelle giuste dosi per consentire di contrastare l’infiammazione e al tempo stesso di rieducare gradualmente l’organismo al loro consumo.